Variazione sul pasticciotto

28 gennaio 2014
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Ci sono momenti, giorni e perfino settimane in cui i fogli rimangono bianchi e i pensieri intorpiditi dal freddo. Durante queste parentesi mi assento da ogni luogo(virtuale e non). Altre volte le parole fluiscono veloci e inarrestabili avvolte da un turbinio di sensazioni.
Tirando le somme non sono mai stata una gran chiaccherona.
Da ragazzina mi piaceva scrivere con la penna stilografica, sentire il pennino sfiorare la carta ruvida e seguire con lo sguardo la scia d’inchiostro che intrappolava le lettere.
 
Adesso le lettere non si scrivono più e neppure si riempiono i diari.(S)fortunatamente siamo stati dotati di strumenti più comodi e moderni che sono le tastiere dei nostri computer.
Sicuramente ci fanno risparmiare un sacco di tempo, questo è  positivo, ma tolgono un po’ di poesia.

Ma che ci posso fare! Sono una nostalgica e mi rendo conto di assomigliare sempre di più ad un fossile per le mie idee da matusa (ora si dice “vintage”, giusto?).

Io ancora uso l’agenda, quella vera in carta e mi piace così, anche se mi dicono che sono poco moderna. Scrivo le cose da fare con una matita morbida e mi sembra di averle fissate per sempre.
 
Scrivere a mano resta forse un passatempo, un gesto rilassante e rassicurante e mai uguale che riflette il nostro umore.
Ma che c’entra tutto questo con la cucina? Nulla ma mi andava di scriverlo…
 
Arriviamo alla torta tipicamente salentina. Pur essendo un classico della pasticceria pugliese è difficile da scovare sui libri di cucina regionale. 
E’ un dolce semplice che si può preparare anche nella versione mignon, la più diffusa nei bar e pasticcerie del Salento.

Un guscio di frolla racchiude la crema profumata al limone e, qualche volta, uno strato di confettura di ciliegie. C’è anche chi aggiunge pasta di pistacchio o di mandorle.
Io ho provato a fare una ricostruzione basata su sensazioni, ricordi e ripescando le ricette di famiglia.

Ad esempio la crema non è una pasticcera pura ma assomiglia di più ad una crema di latte. 
 
La frolla veniva preparata un tempo con lo strutto che conferiva al pasticciotto una leggerezza particolare. Io ho arricchito la pasta con delle mandorle tritate e mi è piaciuta.

Torta pasticciotto, amore mio : )
Per due torte da 20 cm di diametro o 6 piccole tortine.

Per la pasta frolla (con variazione sul tema):
In una ciotola mescolate 100 g di zucchero di canna integrale con 140 g di burro morbido e la scorza di un limone bio. Unite un uovo ed un tuorlo, amalgamate bene ed aggiungete 220 g di farina tipo “0” setacciata e mescolata con 5 g di lievito bio e 80 g di mandorle con la pelle (tritate al momento). Lavorate velocemente la pasta, formate una palla copritela e mettete in fresco per almeno un’ora o tutta la notte.

Per le creme:
Preparate la crema pasticcera mescolando 2 tuorli con 45 g di zucchero e 20 g di amido di mais. Unite poco alla volta una miscela calda fatta con 200 g di latte intero e 100 di panna fresca profumata con scorza di limone. Mescolate bene per evitare che si formino grumi e portate lentamente ad ebollizione rimestando continuamente. Appena vedrete qualche bollicina in superficie spegnete e mettete subito a raffreddare in una ciotola fredda.
Riponete in frigo.

Preparate la crema di latte mescolando 45 g di zucchero con 30 g di amido di mais e un pizzico di vaniglia in polvere. Unite 250 g di latte poco per volta mescolando bene per evitare che si formino grumi. Portate lentamente ad ebollizione e fate cuocere fino a quando in superficie appariranno delle bollicine e la crema si sarà addensata. Spegnete e mettete in fresco.

Dopo un’oretta togliete le due creme dal frigo mescolatele bene fra di loro e riponete in frigo.

Preparazione della torta:
Stendete la frolla tra due fogli di carta forno ricavando 4 dischi dello spessore di 4/5 mm o meno se riuscite.
Disponete il primo disco sul fondo delle due tortiere imburrate (vi consiglio quelle con il fondo amovibile).
Bucherellate leggermente il fondo della torta e distribuite in entrambi gli stampi la crema. Chiudete con il secondo disco e sigillate bene.
Mettete in forno caldo a 175°C e fate cuocere per 25 minuti circa o fino a leggera coloritura della superficie.  

Alla prossima : )
 

 

 

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19 Commenti

  • Rispondi Ely 28 gennaio 2014 at 20:25

    Sai… credo che la scrittura sia la mia voce prima. Silenziosa, solitaria, con una gran difficoltà ad esprimermi vocalmente o a farmi capire.. ecco, sono così.. e una penna mi esprime. Su carta, rigorosamente su carta… meravigliosamente carta! Antica. diretta, ruvida, profumata.. <3 Un sentore confortante, un po’ come questo pasticciotto stupendo.. complimenti cara <3

    • Rispondi Stefania Zecca 29 gennaio 2014 at 11:17

      Scrivere a mano è un buon modo per dialogare con se stessi e una scrittrice come te non può non amare la carta! Un bacio e grazie Ely

  • Rispondi Erica Di Paolo 29 gennaio 2014 at 8:17

    Rigorosamente carta e penna, rigorosamente un’agenda, rigorosamente a matita sul quandernetto degli appunti di cucina. Quanti “matusa-vintage” mia cara!! ^_^
    Adoro il pasticciotto. Che sia monoporzione o che sia a crostata….. un motivo buono per gustarlo c’è sempre ; ))
    Un abbraccio forte!

    • Rispondi Stefania Zecca 29 gennaio 2014 at 11:21

      Che bello… si può pensare allora di fare un blog di “matusa-vintage”!
      Credi che ci potrebbero essere adesioni? Ricambio l’abbraccio : )

  • Rispondi Emanuela Martinelli 29 gennaio 2014 at 8:55

    Le ultime mie tre vacanze estive sono state nel salento, e il tuo bellissimo pasticciotto mi ha fatto tornare in mente giornate bellissime coccolati ma un mare meraviglioso, da un sole luminoso e da una cucina da sogno!!! Grazie cara, ho adorato immediatamente questo dolce!!!
    p.s. Anche io sono un pò vintage, ma mi piace così!!

    • Rispondi Stefania Zecca 29 gennaio 2014 at 11:24

      Anche tu? Bene bene… a breve fondiamo il club!
      Oh sì, è un dolce che fa pensare al sole del Sud. Grazie Manu, un bacio : )

  • Rispondi Giovanna Lombardi Gourmandia 29 gennaio 2014 at 9:21

    Ahi, come mi sento in sintonia con te! Allora sono anche io cenozoica! Sì, eppure continuiamo a stare qui sulla rete e per fortuna vedo questa torta meraviglia: amo la crema con la panna e la frolla con farina di mandorle. Perfetta! Grazie!

    • Rispondi Stefania Zecca 29 gennaio 2014 at 11:29

      Cenozoica, forse questo termine mi definisce ancora meglio.
      Di questi tempi se non siamo presenti almeno un po’ sulla rete rischiamo di non esistere nemmeno per l’anagrafe… Grazie a te Gio’
      Bacio

  • Rispondi Roberta | Il senso gusto 29 gennaio 2014 at 13:10

    Un pochino mi conosci, sai che sono implacabile con il passato che resta tale e mi piace di più guardare al futuro se proprio devo scegliere un tempo. Quindi sono anche io ‘matusa’ per certi aspetti ma evito con cura di non restare ancorata a delle abitudini che in un certo senso ci invecchiano prima del tempo. Ogni tempo ha la sua modalità e mi piace adeguarmi se questa mi aiuta. Però confesso di rimpiangere un pochino l’emozione nel ricevere una lettera o una cartolina, quando queste facevano capolino dalla buca delle lettere, era davvero felicità pura. La tua torta è bellissima, peccato che da un po’ di tempo faccio a pugni con il limone nei dolci. Posso ometterlo? Bacioni

    • Rispondi Stefania Zecca 29 gennaio 2014 at 13:44

      Uff… dovrei fare lo stesso, scrollarmi di dosso quest’abitudine di voltarmi sempre indietro, così mi sentirei meno datata (forse).
      Roby il limone omettilo ma sostituiscilo con un pizzico in più di vaniglia. Bacioni a te : )

  • Rispondi Patrizia M 30 gennaio 2014 at 11:14

    Mi ritrovo in tutto quello che hai scritto Sfefania : sono un ‘inguaribile nostalgica, poco moderna a modo mio, nel senso che per alcune cose che proprio mi appassionano il salto lo faccio, ma per il resto… Resto fedele alle vecchie cose che sento più mie.
    E adoro il pasticciotto, da morire! Ne ho alcune versioni ma la tua mi mancava ed è eccelente, come tutte le cose che fai !
    Un saluto e… buona giornata

    • Rispondi Stefania Zecca 31 gennaio 2014 at 10:43

      Forse l’essere nostalgiche ci limita un po’. Ma è più forte di noi, vero? Ciao Patrizia, ti ringrazio tanto per il tuo apprezzamento. Buon fine settimana

  • Rispondi Antonietta 31 gennaio 2014 at 14:03

    Stefania cara sono reduce da un periodo in cui ho sofferto di sindrome da foglio bianco, e proprio in questi giorni sto iniziando a superare questa fase.
    Condivido pienamente ogni tuo pensiero.
    Proprio ieri sera mi sono concessa il lusso di scrivere una lunga lettera a mano a una zia americana con cui mi sento spesso telefonicamente.
    Mi sono concessa il lusso di scrivere una postilla e di correggere un paio di errori ricalcandoli con la penna; cose che con il computer non le facciamo assolutamente accadere!
    Il tuo pasticciotto è perfetto!

    • Rispondi Stefania Zecca 31 gennaio 2014 at 14:47

      Cara Antonietta è una fortuna che tu abbia una zia lontana alla quale scrivere lettere vere! Grazie per i tuoi pensieri e complimenti. Buon fine settimana, un bacio 🙂

  • Rispondi Le Sucre et Moi Fabrizia M. 31 gennaio 2014 at 14:57

    Scrivere a mano e’ come mettersi in gioco, nudi, davanti a se stessi..con una matita in mano( io scrivo sempre a matita su fogli di carta grezza) difficilmente si mente a chi si scrive e a se’ stessi..la tua torta mi pare un canto di bambini, delicato inno alla joi de vivre..felice di averti trovata,
    Un abbraccio
    Fabrizia

    • Rispondi Stefania Zecca 31 gennaio 2014 at 15:21

      Oh che bel pensiero, un canto di bambini! Contenta di averti trovato, passo subito a salutarti Fabrizia : )
      Grazie!

  • Rispondi Francesca P. 1 febbraio 2014 at 17:57

    Siamo in sintonia, vedo… trovo riflessioni su parole, scrittura… ricordi di penne stilografiche… diari che un po’ mi mancano, erano così pieni di pensieri e nuove scoperte… le lettere hanno un profumo unico, è vero, peccato che non si scrivano più a mano… quando posso, lascio bigliettini per casa oppure abbino sempre un biglietto quando spedisco dei pacchi… la magia dell’inchiostro…
    E la magia della frolla, che tu qui hai catturato! Quella corposa, non troppo sottile, che si morde con gusto e resta anche un po’ morbida…
    ps: voglio tornare in Salento, ci ho passato due estati negli ultimi anni!

  • Rispondi Stefania Zecca 1 febbraio 2014 at 19:05

    Sì, ho letto il tuo post, dopo che ho scritto il mio, e ho pensato le stesse cose. Il Salento è meraviglioso, però se ti capita prova a visitarlo in primavera o in autunno e poi mi racconterai…
    Grazie Francy 🙂

  • Rispondi sississima 3 febbraio 2014 at 11:38

    sono stata a Lecce e a Novoli a metà gennaio (per la Fòcara) e ho, ovviamente, mangiato per la mia prima volta il pasticciotto, lo adoro! Un abbraccio SILVIA

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